GALOPPO OLOGRAFICO
Lo straniero entrò nel saloon con passo sicuro e autoritario accanto a lui una splendida donna dai capelli corvini e dallo sguardo stupito. Il loro ingresso fece voltare gli altri clienti che, soddisfatta la loro curiosità tornarono pigramente alle loro carte ed al loro whisky. Il locale era saturo di fumo e l’acre odore del whisky da due soldi disgustava e affascinava la giovane donna, sembrava fosse la prima volta che entrasse in un saloon. Un uomo dall’aspetto trasandato ed evidentemente ubriaco le si avvicinò prendendola per il braccio; “Ehi, bambola, vieni che ci divertiamo…”. Lo straniero lo afferrò per il polso e lo spinse contro il bancone, l’uomo si avventò contro lo straniero che spostandosi lo fece rotolare per terra. L’uomo portò una mano alla cintura cercando evidentemente la pistola, era troppo ubriaco per ricordarsi che chiunque entrasse nel saloon doveva consegnare le armi al barista. L’ira gli aveva ormai offuscato la ragione, si alzò e si scagliò nuovamente contro lo straniero, ruzzolarono entrambi a terra. Intenti a godersi lo spettacolo, nessuno si accorse dell’ingresso di un altro uomo dalla carnagione chiarissima e dagli strani occhi che, con passo rapido, si avvicinò ai due e, afferrandolo per il risvolto della camicia, sollevò l’ubriaco come fosse aria e lo scaraventò fuori dal saloon. Si avvicinò allo straniero e, porgendogli la mano, lo aiutò ad alzarsi.
“Grazie, Data..”
“Si figuri, Comandante.”
“Will, tutto bene?”
“Non preoccuparti Deanna, sto bene e mi sono anche divertito.”
“Straniero,” John il barista si era nel frattempo avvicinato ai tre “sarà meglio per te se lasci immediatamente la città! Billy Jones non perdona, con l’aiuto dei suoi fratelli si vendicherà e tu ti troverai, senza neanche accorgertene con una pallottola nella schiena a veder crescere le margherite dalla parte della radice!”
“Tutto ciò non è possibile, le radici delle margherite si trovano sotto terra e…”
“Data, lasci stare…”
“Si, Signore.”
“Grazie dell’avvertimento, John, ma non avevo intenzione di trattenermi a lungo.”
Una violentissima scossa fece sussultare le immagini olografiche e sbalzò e tre ufficiali contro i tavolini del saloon. Data fu il primo a riprendersi e, dopo un rapido controllo dei suoi sistemi interni, aiutò il Comandante Riker ed il Consigliere Troi ad alzarsi mentre le scosse continuavano a rendere precario l’equilibrio.
“State bene?”
“Si, Data, un po’ ammaccati ma bene. Ma cos’è successo?”
“Non lo so, ma intendo scoprirlo. Riker a plancia.” Nessuna risposta “Riker a plancia.” Il ronzio del comunicatore fu l’unica risposta che ottenne. “Computer, fine programma.” I clienti del saloon continuavano a guardare allibiti i tre ufficiali. “Computer, uscita.” Le pareti del locale continuavano ad occupare il ponte ologrammi. I tre si guardarono preoccupati. “Arco.” Finalmente, accanto alle porte basculanti del saloon apparve il pannello del computer.
“Data, controlli il computer e cerchi di scoprire cosa sta succedendo.”
La stessa violenta scossa sconvolse la plancia.
“Tenente Worf, rapporto.” Picard era costretto a gridare per sovrastare il suono dell’allarme rosso.
“Siamo stati attaccati.”
“Identificare la nave, inviare messaggi amichevoli su tutte le frequenze.”
“Nave sconosciuta, scudi all’80%”
“Sullo schermo.”
“La nave usa un sistema di occultamento.”
“Romulani?”
“No, Signore. Il loro sistema di occultamente non risponde ai parametri conosciuti Scudi scesi al 60%, abbiamo subito danni ai motori a curvatura.”
“Segua la traiettoria dei loro phaser e risponda al fuoco. Usi i sensori esterni e identifichi i motori. Se riusciamo a fermarli forse ci risponderanno.”
“Si, Signore.”
“Comandante Riker in plancia.” Nessuna risposta “Computer dove si trova il Comandante Riker?” Nessuna risposta.
“Le comunicazioni e i sensori interni sono danneggiati. Phaser pronti.”
“Fuoco!”
“Data, cos’ha scoperto?”
“I sistemi principali sono in avaria, ma sono riuscito ad accedere al computer della sala ologrammi. Dai pochi dati a cui ho avuto accesso ho scoperto che l’unico modo per uscire è finire il programma.”
“Vuol dire che siamo costretti a restare qui non si sa per quanto in attesa di non si sa cosa?!?”
“Esatto, Consigliere. C’è anche la possibilità che arrivino i soccorsi dalla plancia e che riescano ad aprire la porta dall’esterno, ma l’impatto è stato molto violento, questa parte della nave potrebbe essere gravemente danneggiata e quindi tagliata fuori dal resto.”
“Non faccia l’uccello del malaugurio!”
“Uccello del malaugurio? Ah, antico modo di dire terrestre usato nel XX secolo che…”
“Basta così Data.”
“Si, Signore.”
“A questo punto dobbiamo aspettare che la storia segua il suo corso. Ci conviene trovare un posto dove sistemarci.”
“Questa è un’ambientazione vecchio west, dovrebbe esserci una locanda.”
“Ottima idea Data. Computer via arco.” Il pannello scomparve sotto gli occhi spaventati dei clienti. Gli ufficiali uscirono dal saloon e si diressero verso un vecchio edificio con l’altisonante nome di ANTICA LOCANDA DA JOHNSON.
“Quanto tempo avete intenzione di restare?” La vecchia locandiera dava l’aria di non sopportare gli stranieri.
“Non lo sappiamo ancora.”
“In questo caso sono 30 dollari…anticipati!” Gli ufficiali si guardarono stupiti. In quel periodo storico si usava ancora il denaro e loro non ne avevano. La vecchia lo capì immediatamente.”Non facciamo credito!”
“Signore, posso suggerirLe un modo per recuperare del denaro?”
“Dica pure.”
Il piano di Data era semplicissimo. Tornarono al saloon e si avvicinarono ad un tavolo dove tre uomini giocavano svogliatamente a poker.
“Scusate, possiamo unirci a voi per una partita amichevole?”
“Certo, se avete soldi per puntare…”
Data staccò dalla sua divisa il comunicatore.”Questo va bene per cominciare?”
Il più anziano prese l’oggetto e lo esaminò con sguardo esperto. “Si, può andare, diciamo 10 dollari…”
“D’accordo.” Data si sedette al tavolo sistemandosi le fiches accanto.
Sullo schermo apparve l’immagine fluttuante di una nave.
“Li abbiamo colpiti ai motori di dritta, danneggiato anche il sistema di occultamento.”
“Frequenze aperte…Qui è il Capitano Picard della nave Enterprese della Federazione Unita dei Pianeti. Non abbiamo intenzioni ostili.”
“I sensori esterni non rilevano sistemi di comunicazione.”
“Com’è possibile?”
“Penso che usino dei mezzi di comunicazione più evoluti dei nostri.”
“Siamo in una posizione di stallo, dobbiamo trovare un sistema per parlare con l’equipaggio di quella nave. Worf scannerizzi quel vascello e trovi un sistema per metterci in contatto con loro.”
“La Forge a plancia, ho riattivato i sensori interni, ma per i motori a curvatura ci vorrà almeno un’ora.”
“D’accordo. Worf, è riuscito a trovare il Comandante?”
“Si, Signore. E’ sul ponte ologrammi con il Consigliere e Data, ma quel ponte è stato danneggiato, non riusciamo a metterci in contatto.”
“Organizzi una squadra di soccorso e veda di tirarli fuori.”
“Si, Signore.”
Le mani di Data si muovevano velocissime mentre mischiava e distribuiva le carte. Le sue fiches erano velocemente aumentate. Ora avevano 50 dollari, abbastanza per permettersi una stanza alla locanda. Era ormai sera quando uscirono dal saloon; stavano per raggiungere la locanda quando un colpo di pistola li fece sobbalzare. Data corse verso il luogo da dove probabilmente era partito lo sparo, si fermò quando la voce spaventata del Consigliere lo fece voltare. “Data, presto, venga qui!” Riker giaceva a terra, immobile, mentre una piccola macchia di sangue cominciava ad espandersi mischiandosi alla sabbia riarsa dal sole.
“Worf a Capitano; abbiamo raggiunto il ponte ologrammi ma l’ingresso è bloccato, cercheremo di aprirlo manualmente.”
“Crusher a Capitano.”
“Mi dica Dottore.”
“Dovete fare in fretta far uscire il Comandante dalla sala ologrammi, dai sensori interni risulta ferito, i suoi parametri vitali sono in rapida diminuzione.”
“D’accordo, lei intanto raggiunga Worf alla sala ologrammi 3.”
“Si, Capitano.”
“Data, mi aiuti a portarlo nella locanda.”
L’androide prese delicatamente tra le braccia il suo superiore e una volta dentro lo adagiò su di un vecchio divano. La locandiera rimase a guardarli con occhi spaventati senza riuscire a muoversi.
“Com’è potuto succedere?”
“E’ quello che intendo scoprire… Computer arco…” Data cominciò a lavorare velocemente al pannello di controllo. “Il computer è rimasto seriamente danneggiato e i parametri di sicurezza non sono più attivi.”
“Dobbiamo uscire al più presto da qui. William ha bisogno di cure immediate o morirà!”
“Posso creare un cortocircuito, usando il mio corpo come conduttore, per aprire la porta.”
“No, potrebbe essere pericoloso!”
“Non subirei alcun danno permanente e Geordi riuscirebbe ad aggiustarmi una volta fuori. Il Comandante non resisterà per molto, non abbiamo alternative.”
“Va bene. Proceda.”
Con mano esperta Data smontò il pannello di controllo dell’arco, ma non fece in tempo a sfiorare i circuiti interni che una violentissima scarica lo colpì in pieno scaraventandolo a qualche metro dal pannello. L’androide rimase a terra con gli occhi fissi nel vuoto. La locandiera corse fuori gridando dalla paura. Deanna si avvicinò velocemente a Data preoccupata per la sorte dell’amico.
“Data, mi risponda…” un rapido battito di ciglia fece trasalire il Consigliere “Come si sente?”
“Operativo al 12%. Sono stato colpito da un campo energetico generato dal computer, circuiti positronici danneggiati. Ma per 2,5 secondi sono stato in grado di interfacciarmi alla banca dati del ponte ologrammi, ho scoperto come deve essere concluso il programma: Bisogna uccidere Billy Jones.” Data si interruppe un attimo per poi riprendere “C’è un altro possibile finale… la morte dello Straniero.”
Deanna guardò William, il volto pallido, la fronte imperlata di sudore, il respiro debole “Chi uccederà Jones?”
“Io non posso muovermi… credo Consigliere che lei sia l’unica in grado di assolvere questo compito.”
“Ma è impazzito! Come posso ucciderlo?!? Non abbiamo armi!”
“Guardi dietro al bancone…” Deanna vi si diresse e tornò con una pistola, la mostrò a Data che la identificò “E’ una Colt, modello 1835 calibro 45, molto usata in questo contesto storico.”
“Come funziona?”
“Abbassando il cane, si sposta il tamburo di lato, in questo modo può vedere di quanti proiettili dispone.” Deanna lo guardò stupita e Data spiegò più chiaramente “Deve tirare verso di se con il pollice la leva posta sopra l’impugnatura…” il Consigliere seguì le istruzioni e scoprì di avere un solo proiettile. Guardò nuovamente nel cassetto ma non ne trovò altre.
“A quanto pare, Consigliere, non può sbagliare.”
Una violenta sparatoria sulla strada attirò l’attenzione dell’ufficiale che si diresse verso la finestra. Tre uomini dal volto coperto stavano uscendo dalla banca inseguiti da un uomo con un distintivo a forma di stella sul petto. Due banditi, colpiti, stramazzarono al suolo. Il sopravvissuto si diresse verso la locanda. Deanna nascose velocemente la pistola sotto il divano dove giaceva il Comandante Riker. La porta si spalancò all’ingresso del bandito che la richiuse bloccandola col pesante tavolo in legno. Si girò verso Troi puntandole la pistola e tenendosi ben distante dalla finestra.
“Ci rincontriamo, bambola.” Si tolse la bandana che gli copriva il volto. Deanna rimase senza parole. Billy Jones era davanti a lei con un sorriso beffardo sul volto ed una micidiale Colt in mano. Guardò Riker e Data, poi si rivolse nuovamente a lei “Ora nessuno si metterà tra noi.” Un proiettile fracassò il vetro della finestra. “Dovrai avere un po’ di pazienza, ho una faccenda in sospeso.” Prese Troi per il braccio e la trascinò alla finestra. “Sceriffo, ho un ostaggio, fatemi passare.” Billy era un ologramma quindi Deanna non percepiva le sue emozioni ma non c’era bisogno di essere empatici per sapere che il bandito non avrebbe esitato ad ucciderla.
“Verrò con te, ma lasciami salutare William, ti prego.”
“Digli pure addio, ormai è spacciato, la mia pistola non perdona.” Troi si avvicinò a Riker, il respiro era diventato quasi impercettibile.
“Quindi sei stato tu a sparargli?”
“Brava, hai indovinato! Ora andiamo.” Le afferrò il polso e stringendola a se aprì la porta. Lo sceriffo lo teneva sotto tiro ma non poteva rischiare di colpire l’ostaggio. Billy si diresse verso un cavallo, afferrò le redini ed infilò il piede in una staffa. Gli fu fatale. Accadde tutto in un istante. Un colpo di pistola, i suoi occhi sgranati, il piede incastrato nella staffa e il cavallo terrorizzato partito al galoppo verso il deserto trascinandosi dietro il suo macabro fardello. Nella mano di Deanna la Colt ancora fumante. Un secondo dopo le porte del ponte ologrammi si spalancarono facendo scomparire lo scenario western.
Worf entrò con la squadra medica appena il Consigliere lo vide si riprese dallo shock. La dottoressa Crusher corse verso il comandante e insieme si teletrasportarono direttamente in infermeria. Worf si rivolse a Deanna. “Raggiunga il Capitano in plancia è necessaria la sua presenza.”
“Cos’è successo alla nave?”
Nel turboascensore Worf raccontò a Deanna gli ultimi avvertimenti fino all’impossibilità di comunicare con la nave nemica. Appena il Consigliere mise piede in plancia fu assalita da una violentissima fitta al capo, barcollando si sedette sulla sua poltrona mentre Picard la guardava preoccupato.
“Sono telepati…” parlare le causava uno sforzo atroce “Dicono che abbiamo invaso il loro spazio.”
“Dica loro che non abbiamo intenzioni ostili.”
“Sono solo metà betazoide non credo di essere in grado di comunicare ad un tale livello.”
“Ci provi comunque.”
Deanna chiuse gli occhi e,stringendosi la testa tra le mani, perse conoscenza. Dopo qualche istante la nave nemica disattivò le armi e ritornò da dove era venuta.
Quando Troi rinvenne si ritrovò in infermeria, accanto a Riker. Quando cercò ti alzarsi un capogiro la costrinse a rimettersi sdraiata, Beverly le si avvicinò.
“Non fare movimenti bruschi, le tue cellule celebrali sono state sottoposte ad un grande sforzo, cerca di riposare ancora un po’.”
“Come sta William?”
“Stai tranquilla, è molto forte, si riprenderà presto. Siamo arrivati appena in tempo ancora un minuto e l’avremmo perso.”
“E Data?”
“Geordi ha fatto un ottimo lavoro, l’ha rimesso in sesto ed ora si trova in plancia.”
In quel momento il Comandante cominciò a svegliarsi e guardando Deanna disse “Ti avevo promesso un’avventura…”
“E’ vero… ma la prossima volta accontentiamoci di una gita a Betazed…”
Riker sorrise, allungò una mano e Deanna gliela strinse dolcemente.