Occhi
per vedere
-Capitano…Volevo
chiederle…Che cosa si prova esattamente quando ci si innamora?
Il
capitano Picard rimase per un lungo minuto con le pupille dilatate fisse in
quelle color ambra dell’androide.
-Beh,
signor Data..
-Le
spiego capitano- lo interruppe Data con il suo solito tono privo di
inflessioni, quasi stesse tenendo una lezione di meccanica quantistica- ho
osservato attentamente i comportamenti dei miei compagni in questi giorni,
soprattutto quelli del Comandante Riker e del Consigliere Troi…
“Bell’esempio”
pensò rapido Picard” Davvero un gran bell’esempio” e fece mentalmente
un nodo al proprio fazzoletto:”Ricordarsi di ammonire Riker per il proprio
comportamento in pubblico”; del resto ormai si sapeva: quando cominciava una
nuova primavera, Will e Deanna sentivano il bisogno di rinverdire il proprio
rapporto…
-E
ho notato- Data continuava, le mani elegantemente appoggiate in grembo-
guardando col senno di poi alle mie relazioni passate di non essere mai stato
in grado di monitorare con efficienza le mie risposte fisiologiche e quelle
della mia partner e riconoscere in esse un principio d’amore. Con il Tenente
D’Sora ad esempio…
“Il
Tenente D’Sora?!” Picard cercò di mantenere un’espressione neutrale e
si voltò a guardare il proprio acquario con disinteresse.
-La
nostra relazione ha subito una battuta d’arresto proprio a causa di questa
mia insufficienza- concluse Data un po’ titubante.
Picard
si massaggiò lentamente il cranio cercando disperatamente di trovare le
parole adatte; si chiese se Data non avesse percepito l’aria differente che
da qualche giorno si respirava sull’Enterprise, l’aria profumata delle
primavera, l’aria leggera delle novità, quella stagione così speciale…E
ripensò immediatamente a LaBarre, in Francia, ai vigneti di suo fratello
Robert, al profumo che emanava la campagna a primavera e desiderò
ardentemente di essere là. Era mai possibile che, dopo oltre 2000 anni gli
esseri umani sentissero ancora una spinta tale, un simile desiderio d’amore
che si scatenava a primavera?
-Signore…Mi
sta ascoltando?
-Ma
certo, signor Data, la prego continui…-e le guance del Capitano Picard si
colorirono leggermente di qualcosa di molto simile al rossore.
-In
breve, se me lo concede, signore, desideravo sottrarle una piccola parte del
suo tempo per una specie di esperimento. Mi piacerebbe che lei venisse con me
sul ponte ologrammi quattro e si sottoponesse al seguente test:
l’apparizione del suo tipo ideale di partner femminile…
-Signor
Data…- Picard si divincolò sulla propria sedia, ma l’ufficiale continuò:
-Il
suo compito consisterebbe nel tentare di descrivere le sensazioni che prova, i
suoi pensieri a contatto con tale realtà, mentre il computer monitorerebbe
continuamente le sue risposte fisiologiche quali, ad esempio, il battito
cardiaco, la pressione arteriosa, la sudorazione, la risposta galvanica, la
dilatazione del…
-Basta
così Data!
L’androide
si zittì bruscamente.
-Data…-cominciò
Picard visibilmente imbarazzato- sono sicuro che il suo chip emozionale
potrebbe darle le risposte che sta cercando…
-Un
sentimento destabilizzante come la passione amorosa potrebbe essere pericoloso
per un inesperto come me.
Effettivamente
non aveva tutti i torti; Picard cercò un’altra scappatoia:
-Perché
non prova a chiedere al Comandante Riker…
-Già
fatto, signore; ho eseguito il test sul comandante, ma la sua risposta
ormonale è stata eccessiva e la sua descrizione emozionale assai scadente.
Con il Tenente Worf ho dovuto interrompere quasi subito il test per non
rischiare un combattimento all’ultimo sangue; Geordi invece…
-
D’accordo Data, ho capito, non occorre che continui.
-Signore-
tentò l’androide per l’ultima volta- lei è un diplomatico esperto, un
uomo capace di controllare, scomporre ed analizzare le proprie emozioni, uno
che non si lascia travolgere dagli avvenimenti emotivi. Dopo attente analisi
ho concluso che lei sarebbe un soggetto perfetto per questo esperimento che,
del resto, ritengo molto importante per la mia crescita.
Picard
sospirò e sbuffò, eseguendo quel suo caratteristico gesto di tirare la
giacca della propria uniforme sui
-Data,
mi lasci almeno un po’ di tempo per pensarci su…
-Ma
certo, signore.
-Domani
mattina le saprò dare una risposta; adesso è molto tardi.
-Sì,
signore. La ringrazio, signore. Buonanotte.
Picard
attese che il suono familiare della porta scorrevole si disperdesse assieme
alle tracce di quell’ultima conversazione, quindi si prese il cranio tra le
mani e chiuse gli occhi cercando di rilassarsi.
Maledetta
primavera…Non ci mancava altro che questo: vedere Riker accarezzare con lo
sguardo le gambe lunghe di Troi in plancia, Worf diventare irrequieto ed
irascibile, Beverly cinguettare garrula di Wesley ad ogni colazione e adesso
Data che si era messo in testa un’idea così folle che solo un cervello
positronico avrebbe potuto generare.
“Lei
così controllato, lei che è un abile diplomatico” le parole di Data gli
rimbombarono con violenza nelle orecchie…
Oh,
se solo avesse saputo, se soltanto avesse avuto la perspicacia di Deanna e
magari un pizzico della sua empatia non sarebbe certo venuto a proporgli un
simile esperimento.
Si
alzò di scatto, incapace di sedere un minuto di più e si diresse verso la
propria libreria: decise che sarebbe rimasto in compagnia di Shakespeare e di
un the Earl Grey ben caldo per tutta la notte; ma il suo proposito si spense
di colpo quando, cinque minuti dopo, ripose l’Amleto al suo posto e cominciò
a misurare il proprio alloggio come fosse stato una tigre in gabbia.
Andare
da Beverly? Ma no, era una follia, probabilmente a quest’ora stava già
dormendo e, anche se fosse stata sveglia, sicuramente sarebbe rimasta colpita
dalla sua reazione emotiva:
“Jean-
Luc, è solo un test! Non capisco perché ti agiti tanto!”.
Ma
lui, lui si che lo sapeva, che conosceva il motivo della propria agitazione:
era un motivo che aveva tenuto segreto perfino alla sua migliore amica, per
non parlare del Consigliere Troi, cui sperava che le facoltà mentali fossero
momentaneamente più deboli a causa della primavera appena cominciata.
Scosse
la testa ed emise un sospiro di rabbia: non voleva assolutamente cedere anche
quella notte, come già succedeva da circa una settimana, ma ecco che le gambe
lo guidavano in un’altra direzione e il Capitano non poté fare altro che
uscire, con fare guardingo, dal proprio alloggio e dirigersi verso il ponte
ologrammi quattro.
-Inizializzazione
completata, entrare appena pronti. - Picard sperò ardentemente che non
passasse nessuno nei corridoi a quell’ora della notte, e che la voce
metallica del computer non avesse destato il sensibile orecchio di qualche
vulcaniano; ma tutto sembrava tranquillo ed egli sgusciò silenzioso oltre la
pesante porta arancione.
-Jean-
Luc, sei venuto a trovarmi!- Una giovane donna, meravigliosamente bella nel
suo abito da sposa candido e con uno sguardo triste e spaventato, ravvivato
appena un poco dalla subitanea entrata del Capitano, lo stava fissando
intensamente, mentre con una mano graziosa cercava di far stare diritto sulla
folta chioma bruna il velo bianco finemente ricamato.
Picard
si prese la testa fra le mani.
-Computer,
bloccare immediatamente la simulazione!- La frase gli uscì strozzata, come se
l’avesse emessa con un’evidente difficoltà; la donna magnifica si arrestò
di colpo e si fece di pietra.
-Sì…-riprese
il capitano dopo un minuto- sono venuto a trovarti ancora…Kamala…Come
quella mattina di tanto tempo fa…-tacque, incapace, per un secondo, di
aggiungere altro e si abbandonò ad occhi chiusi al flusso doloroso dei propri
ricordi.
Kamala,
la metamorfa empatica, il regalo per Alrik di Valt Minor, una donna
geneticamente perfetta, nata, cresciuta ed educata per compiacere il futuro
marito, per assecond
Ricordava
chiaramente le reazioni di tutto l’equipaggio di fronte a quello strano
passeggero: Riker, completamente sedotto con una sola occhiata, Worf che non
le staccava gli occhi di dosso, Beverly che parlava, tutta accalorata, di
prostituzione spaziale e lui…Lui che l’accompagnava a fare un giro
sull’Enterprise, lui che le raccontava di come sapeva suonare, lui che
cercava di apprendere i rituali del matrimonio visto che il cancelliere di
Krios, incaricato di officiare il rito, si era ferito qualche giorno
prima…Lui, che non la guardava mai dritto negli occhi, per paura che lei
potesse leggergli fin dentro l’anima il desiderio che lo consumava da quel
primo imbarazzante incontro; lui, che giurava e spergiurava che non si sarebbe
fatto abbindolare e che comunque continuava ad andarla a trovare
nell’alloggio dove era stata segregata per evitare guai al personale
maschile…Lui, che aveva costretto le sue mani a stare immobili e la sua
bocca a tacere quando aveva sentito Alrik dire di non essere affatto
interessato a quella donna ma soltanto ai trattati commerciali…E ancora lui,
che era venuto a prenderla nel suo alloggio la mattina del suo matrimonio, che
l’aveva portata a quella specie di altare a braccetto e l’aveva
consegnata, con un’espressione dura e terrea, al braccio del futuro
marito…Lui, che adesso era qui, davanti a un ologramma con le sue fattezze e
che gli trafiggeva ogni notte il cuore mentre, con quel tono di voce dolce,
animato dalla sorpresa, gli diceva che era contenta che lui fosse andato a
trovarla.
Riaprì
gli occhi e li puntò sul viso di lei, cristallizzato in una maschera a metà
fra la disperazione e lo stupore: aveva gli occhi leggermente arrossati,
probabilmente perché non doveva aver dormito la notte precedente e le labbra
rosse dischiuse in una specie di mezzo sorriso di dolce rimprovero.
Kamala,
la”Donna Perfetta” e il Capitano Jean-Luc Picard, il perfetto idiota, che
l’aveva lasciata andare in nome della ragion di stato, che l’aveva perduta
per sempre ma che non era riuscito a dimenticarla neanche per un nanosecondo.
Lasciò
che un’unica lacrima uscisse lentamente dal proprio occhio destro e gli
scivolasse lungo la guancia non rasata, dove già si vedeva spuntare un
principio di barba bianca, e si sentì improvvisamente vecchio: da quanti anni
andava avanti questa vita? Da quanto tempo aveva preso l’abitudine di
sopprimere le proprie emozioni, di controllare i propri muscoli e il proprio
movimento, di essere forte come una roccia, un faro, un punto di riferimento
sicuro per la propria nave e il proprio equipaggio? E quante occasioni come
quella aveva sprecato? Quante volte non aveva preso la svolta decisiva della
sua vita e aveva raddrizzato il proprio destino con forza e determinazione,
affinché diventasse e rimanesse un percorso largo, facile da seguire per
ognuna delle persone a bordo dell’Enterprise? E alla fine, ne era valsa
veramente la pena?
Non
aveva moglie, non aveva figli, non aveva una donna fissa da un’eternità;
oh, certo, aveva Beverly e quel tacito accordo che era stato stipulato tra di
loro: “tra noi c’è sicuramente qualcosa, ma è meglio lasciare le cose
come stanno almeno per ora, però non chiudiamoci del tutto la porta
d’accordo?” Ma ormai questo non gli bastava più!
Di
colpo si accorse di quanto fosse stato stupidamente orgoglioso, di quanta
fiducia avesse riposto in sé e nel proprio temperamento: con la vecchiaia si
raggiunge la pace dei sensi, ci sono tante altre cose che non hanno niente a
che fare con l’amore…
Eppure
conosceva perfettamente quella sensazione di disagio quando guardava negli
occhi di Riker, quando lo osservava civettare con Deanna o con una donna
qualsiasi del proprio equipaggio: sapeva che cosa significava quella specie di
sordo risentimento; probabilmente era quel sentimento tipico, una sorta di
invidia, che i vecchi provano quando, a paragone con i giovani, si rendono
immediatamente conto di aver bruciato tutte le proprie possibilità.
Che
cosa gli restava da fare? Mantenere la maschera della diplomazia, della forza
d’animo, del coraggio almeno in plancia per poi strapparsela con rabbia e
disperazione dal viso non appena si fosse ritrovato solo.
-Mi
dicesti una sera che anche le Mura di Gerico caddero- disse all’ologramma
mentre, con il dorso della mano sinistra aveva cominciato ad accarezzarle
dolcemente il viso al di sotto del velo bianco- Ma il mio non era altro che un
castello di carte ed è bastato che il tuo sguardo ci soffiasse sopra una sola
volta per farlo crollare miseramente a terra. Non ero altro che un vecchio
presuntuoso, amore, e tu eri così giovane e bella…
Si
guardò le mani, prima le palme e poi il dorso rugoso, con le vene azzurrine
sporgenti e in evidenza, nodose come le sartie di una vecchia nave da troppo
tempo in mare ed ebbe paura di rispondere alla domanda che la propria mente,
come impazzita, continuava a formulare e a presentargli alla coscienza:” Ne
è valsa veramente la pena? Questo è tutto quello che ti resta: un ammasso di
ferraglia di nome Enterprise e un ologramma che continuerà a tormentarti per
il resto della tua esistenza…Ne valeva veramente la pena?”.
-Computer…-Fece
un sforzo immenso su di sé per parlare- chiudere programma…uscita!
Si
appoggiò con le spalle alle fredde pareti del corridoio per non cadere e
rimase per cinque buoni minuti paralizzato, incapace di arrestare i propri
pensieri, il fiato corto, le gambe molli e annotò in un angolo della mente
William e Deanna passare, tenendosi per mano, accanto a lui senza neanche
vederlo, persi una negli occhi dell’altro e, stavolta, uno spasmo doloroso
all’altezza del cuore, gli fece quasi perdere del tutto l’equilibrio.
Sarebbe
stata una notte infinita.
-Signore,
se è un brutto momento ripasso più tardi…
-No,
Data, entri pure. Si accomodi, la prego.
-Lei
non ha dormito bene…
-Non
ho dormito affatto- rispose Picard e poi scosse la testa un po’ stizzito per
quella confessione che gli era uscita così, senza chiedere il permesso.
-Se
gli esseri umani non dormono a sufficienza…
-Data,
la smetta! Non mi serve una lezione di psicologia del sonno adesso! Parteciperò
al suo test.
-Allora
signore, se vuole seguirmi…- E l’androide s’incamminò silenzioso e
sicuro verso il ponte ologrammi numero quattro; Picard sperò che non si
voltasse a vedere se lo stava seguendo e lo scoprisse così curvo sotto il
peso dei propri ricordi e della propria coscienza avviarsi a quel ponte
ologrammi in cui, ogni notte, il suo cuore veniva fatto a pezzi.
-La
prima partner che le si presenterà sarà una signora francese di mezza età…-
Data continuava nella sua descrizione dell’esperimento e Picard lo fissò
per un secondo in quegli occhi cibernetici e si sentì al sicuro: nessuna
donna olografica, ad eccezione di una, gli avrebbe fatto perdere la testa e il
controllo. Ancora una volta sarebbe stato di esempio per il proprio ufficiale
e l’avrebbe aiutato nel suo lungo e faticoso cammino in cerca del proprio
cuore.
Pensò
all’Uomo di Latta del” Mago di Oz” a quella sua ricerca, così simile a
quella di Data, a quella sua determinazione a trovare un cuore umano per poter
provare di nuovo qualcosa, alla sua sbadataggine nel non accorgersi di avere
già un cuore grande come il mare, sepolto sotto quintali di lamiere.
Ma
c’era una cosa che Data non possedeva: occhi per vedere, occhi esperti
nell’analizzare i cuori degli uomini.
Anche per stavolta e Picard
sorrise di un sorriso amaro, il suo segreto sarebbe rimasto al sicuro.
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